Emmepi4ever presenta il report sui servizi offerti per pazienti e famiglie: grave la situazione, in provincia di Caserta nessuna équipe specializzata. Rauso: vogliamo renderci utili per un cambiamento, disponibili a un confronto 

Informazioni frammentate, difficoltà di accesso ai servizi, per arrivare alla mancanza totale di personale specializzato: appare preoccupante il bilancio di attività dei Servizi Pubblici della Regione Campania dedicati ai Disturbi del Comportamento alimentare.

Sebbene nel 2013 il Ministero della salute abbia  introdotto in Italia delle linee guida nazionali per la valutazione e il trattamento dei DCA -  linee guida che presuppongono la presenza di un’équipe adeguatamente formata e il lavoro sinergico tra professionisti come il medico di medicina interna,il nutrizionista, lo psichiatra e lo psicologo – psicoterapeuta, solo un numero di limitato dei centri disponibili in Campania (Qui http://regione.campania.it/regione/it/news/regione-informa/rete-regionale-per-il-trattamento-dei-disturbi-del-comportamento-alimentare?page=1  l’elenco ufficiale)  sembra approssimarsi agli standard qualitativi richiesti.

Questi sono i dati che emergono dall’indagine telefonica che l’associazione di volontariato Emmpepi4Ever, dedita al sostegno alle persone che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare e alle loro famiglie in provincia di Caserta, ha raccolto in un’indagine telefonica realizzata nelle scorse settimane.

Una miniricerca che ha visto la partecipazione di tre volontari, che attraverso un questionario standardizzato hanno raccolto informazioni quali: il tempo di risposta, i servizi disponibili presso le singole strutture, le opportunità ricettive offerte per ognuna di esse. Le risposte sono state quindi trasformate in valori numerici attraverso cui è stato possibile fotografare, nella maniera più oggettiva possibile, lo stato dell’arte in cui riversano i servizi per i DCA in regione Campania.

«Gli scopi dell’indagine» ha dichiarato nei giorni scorsi su Il Mattino Giuseppe Rauso, presidente dell’OdV Emmepi4Ever  e della rete nazionale Consult@noi «sono stati principalmente due: comprendere il funzionamento dei servizi pubblici regionali per la cura e il trattamento dei pazienti con dca e la loro corrispondenza con le raccomandazioni del ministero »

Ad aiutare i volontari di Emmepiforever, ci sono stati anche padre Livio Graziano, fondatore della cooperativa sociale Onlus «Effatà – Apriti» di Avellino e la supervisione scientifica e indipendente del dottor Alessandro Raggi.

 

La situazione in provincia di Caserta è la seguente: «È emerso che nell’Asl di Caserta

non è attivo nessuno dei tre ambulatori situati ad Aversa,Marcianise e Maddaloni, che invece sono indicati nel documento della Regione Campania.Non ci sono tutti gli operatori necessari e specializzati per il trattamento dei pazienti con dca e pertanto non è possibile una presa in carico globale. Dopo il primo colloquio valutativo, vengono inviati al Policlinico di Napoli» .

 

Se la situazione a Caserta è oggettivamente critica, il resto della regione non se la passa molto meglio: sono in linea con le Linee Guida nazionali soltanto l’ASL Napoli 1 Centro, l’ASL Napoli 2 Mugnano (qui con delle limitazioni rispetto all’accesso, essendo il servizio disponibile solo due giorni alla settimana), l’ASL Avellino e il Primo Policlinico Luigi Vanvitelli.

Resta difficile, in generale, accedere ad un’informazione completa sui servizi; particolarmente problematica è anche la disponibilità degli operatori, “relegati” spesso a scampoli di tempo (emblematico il caso dell’ASL Napoli 3 San Giorgio che, pur presentando un’équipe completa nel trattamento dei disturbi alimentari, offre uno sportello per i DCA a cadenza mensile).

A questi dati si aggiunge la presenza – riportata dal Mattino - di un Osservatorio dei  Disturbi alimentari presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Caserta,  attivo per l’intera giornata tre giorni alla settimana e che prevede funzioni di ascolto a pazienti e famiglie ma anche di ricerca epidemiologica.

Rauso conclude l’intervista sul Mattino dichiarando «Non siamo contro le istituzioni, ma vogliamo renderci utili per un cambiamento. Ci rendiamo nuovamente disponibili a un confronto e proponiamo di aggiornare il documento delle strutture della rete con dati più corrispondenti alla realtà. Suggeriamo anche di includere nel progetto di mappatura “Manual” dell’Istituto superiore di Sanità solo quelle effettivamente organizzate per una presa in carico efficace. E chiediamo che siano resi disponibili e accessibili i dati epidemiologici rilevati dall’Osservatorio della Vanvitelli, più volte richiesti e sinora non divulgati».

Si allegano:

Intervista su Il Mattino